Sorgente: Un’area della superficie terrestre dove fuoriesce in modo naturale una portata apprezzabile di acqua sotterranea. “ (cit Wikipedia)

Sp39 : tratto stradale del Mugello da cui sgorga sottovoce un percorso intimo di curve e rettilinei che dissetano la sete di ogni motociclista amante di tragitti divertenti e autentici.

Galliano – Santa Lucia sono separati solamente da 8,5 chilometri di asfalto, un pezzo di strada che dura il tempo di un sorso di curve e rettilinei, ma è interessante scoprire perché questo tragitto alternativo che ci ricollega alla strada verso la Futa meriti i riflettori puntati contro. Un percorso che non ama la popolarità della strada SS65, e si differenzia da quest’ultima per la sua natura più riservata, discreta, introversa, ma allo stesso tempo elegante, intima, piacevole. 

Una partenza nobile ed elegante

L’arrivo al punto di partenza del nostro nuovo racconto di TI PORTO IN MOTO è solenne, nobile, maestoso: una duplice fila di giovani ed esili cipressi adorna una striscia rettilinea di asfalto circondata da vastissimi campi in cui la Primavera smorza la verde monotonia di prati monocromi con vivaci e ribelli fiori gialli.

Il paese di Galliano ci aspetta guardingo sulla destra e per raggiungerlo troviamo una fila muscolosa di cipressi che ha preso il posto degli ancora inermi fratelli che ci hanno portato fino al bivio per questo gruppo di case. Non ci facciamo distrarre dalla deviazione ma proseguiamo per la nostra strada, pronti ad immergerci in un poetico déjà vu in quarta marcia all’ombra di un ricordo dall’aria salmastra. “..deh perché fuggi rapido così ?” scriveva Giosuè Carducci nel suo componimento “Davanti San Guido”, a ricordo del grandioso viale che collega San Guido a Bolgheri, in provincia di Livorno, dove 2400 cipressi “alti e schietti”impreziosiscono un tratto rettilineo reso celebre dal poeta toscano. Di déjà vu parlavamo, perché anche in questo pezzo di asfalto, all’ombra di cipressi signorili e galanti, il biker rivive una sensazione di meraviglia per il fine gusto che la cornice di questi alfieri sempreverdi riescono a suscitare in chi si appresta a sfilarli.

Là c’è un lungo rettifilo, qua invece la strada è più capricciosa: dapprima una leggera svolta a sinistra prepara per un rapido cambio di direzione a destra ad angolo retto in cui calcolare bene l’inserimento in curva poiché la strada è leggermente stretta e c’è il rischio di uscire larghi. Lunga salita in cui ammirare le formelle del paesaggio circostante che si mostra a noi fra i contorni di silhouette cipressate che creano quasi un effetto galleria.

La campagna toscana, con le sue morbide colline ammantate da prati dorati e soffici alberi, sbuca in rapida successione a destra e sinistra, e già siamo alla fine del rettilineo che i nostri occhi distolgono l’attenzione dal paesaggio per interpretare le prossime curve.  Una leggera svolta a sinistra non deve ingannare, la strada ha in serbo una rapida chicane in pendenza in cui muoversi agilmente sulle pedane per facilitare la discesa in piega della moto.

Alla ricerca della sorgente delle curve

Ci apprestiamo adesso a percorrere il cuore del nostro itinerario: ormai siamo pronti a risalire la corrente per trovare la sorgente che rende questo percorso fresco, limpido, dissetante. I cipressi, fedeli compagni del primo tratto, adesso sono sempre più radi e il bosco prende di nuovo il sopravvento: sinistra, destra, sinistra, la strada adesso è sinuosa, dobbiamo aggiustare col gas traiettorie da disegnare velocemente nella mente per poi dipingerle con l’anteriore che fa dell’asfalto la propria tela.

Eccoci alla prima curva veramente impegnativa, un tornante stretto a destra in pendenza che ci obbliga a chiedere aiuto al cambio con una scalata provvidenziale per trovare quella coppia motore che si stava esaurendo in seguito al repentino abbassamento di ritmo a cui ci ha costretto questa stizzita svolta. 

Una curva poco solubile, in cui far precipitare la velocità per rendere il percorso più puro. Una purezza che viene affinata dal continuo susseguirsi di svolte destre e mancine da percorrere in scioltezza e armonia, alla ricerca di una regolare cadenza che elimina le impurità di una guida nervosa e sbavata. 

Una tale guida porta ad essere imprecisi nell’inserimento in curva e a ricorrere troppo assiduamente ai freni in un tratto da interpretare preferibilmente col gas e il freno motore.

Un lungo rettilineo adesso si staglia di fronte al nostro sguardo: il motore si riappropria della sua voce che urla nel tubo di scappamento, la moto come una goccia d’acqua adesso ha trovato un’ insenatura fra le rocce e il suo cammino è una corsa verso la prossima svolta a sinistra che ci immette nel tratto più intimo e personale di questo itinerario, dove si formano il gusto e la ricchezza di questo tragitto.

Là, dove la strada raffresca e disseta

Si riconosce subito perché anche la natura boscosa si fa da parte, gli alberi diventano radi e la visuale più ampia svela un susseguirsi di esse in salita che non fanno stare più nella pelle.

La cantilena da imparare a  memoria è questa: destra sinistra destra sinistra. Un ritornello facile da memorizzare, che diventerà un tormentone da canticchiare col polso destro. La prima coppia di curve alternate è più intuitiva,  amichevole, spontanea.  Lo spazio fra una svolta e l’altra è ampio, abbiamo il tempo di calcolare con pazienza i tempi d’inserimento in curva e di far scivolare la moto come un pendolo aiutandoci col corpo e accompagnando la discesa in piega della moto. Due curve oligominerali, da affrontare di slancio, fresche e dissetanti, dal gusto leggero, in cui assecondare il movimento naturale della moto che disegna traiettorie rotonde e regolari.

Le successive svolte in sequenza dalle parabole opposte hanno il sapore e le proprietà dell’acqua minerale: le curve sono più ravvicinate, per mantenere la solita velocità di esecuzione della esse precedente, avendo meno spazio a disposizione, dobbiamo scontrarci con la matematica delle frazioni e quindi anche il denominatore del tempo dovrà diminuire se vogliamo che la percorrenza non subisca rallentamenti. Dissertazioni matematiche a parte, il cambio di direzione repentino da interpretare su queste due curve esalta la tecnica di guida più pulita ed essenziale.

Dobbiamo anticipare il movimento della moto, stavolta non c’è da incoraggiare ma da dirigere con misurato vigore un’oscillazione da più di un quintale e mezzo di ferro e alluminio che fa perno sulle ruote ondulanti sull’asfalto. Il trasferimento di carico dalla pedana destra a quella sinistra durante la esse deve avvenire con la forza di un lottatore di sumo e la leggiadria di una farfalla.

Un susseguirsi di movimenti posturali che nel loro insieme creano una sinfonia bilanciata di muscoli dinamici, un “pilates” su due ruote potremmo osare, in cui il controllo totale degli spostamenti sulle pedane va di pari passo con la coordinazione delle braccia sulla stretta del manubrio.

Una esse che arricchisce e fortifica per le componenti che porta in sé, due curve non adatte a diete povere di adrenalina ed emozioni, ma consigliate a chi vuole corroborare il proprio ego con divertimento ed eccitazione.

La strada si addolcisce, le curve diventano più docili e l’andatura torna a farsi spedita, mentre la vegetazione ingoia nuovamente l’asfalto e gli alberi tornano a rinfoltire il verde bosco. In un battibaleno siamo arrivati allo stabilimento dell’Acqua Panna, un immenso stabile che rapisce la nostra attenzione sulla sinistra dopo che la strada scollina leggermente e ci regala svolte in discesa.

Il capannone e il piazzale adiacenti sono grandi quanto un paese, tanto è vasto e imponente il complesso, e il consiglio è quello di moderare la velocità a causa dei tir che trafficano dal cancello d’ingresso per il carico scarico.

Terza o quarta marcia? Scegli il tuo destino

Siamo quasi alla fine del nostro percorso ma l’itinerario ha ancora in serbo qualche colpo di scena: una curva a sinistra a novanta gradi ci ricorda che la strada non è fatta solo di rettilinei, ma esige tecnica e abilità di guida. Monito che si ripete nel curvone a sinistra dal respiro di un tornante in cui aggiustare la traiettoria col gas in mano e in cui decidere le sorti del proprio destino con l’asta del cambio.

Terza marcia, e un motore nervoso e reattivo accompagnerà una traiettoria irrequieta in cui domare una moto che tende a imbizzarrirsi ai medi alti regimi, con l’albero motore mosso da una mandria di pistoni imbufaliti.

Quarta marcia, e la docilità di una guida più rotonda farà della percorrenza di curva il proprio vanto, richiamando col gas la coppia che sonnecchia ai bassi regimi e che adesso scopre quella piacevole sensazione di fame per una colazione a base di golosa velocità.

Lungo rettilineo in salita da aggredire nella parte finale coi freni in mano, laddove una lunga curva a destra stringe all’improvviso il proprio raggio e ci costringe a rivedere le nostre mire bellicose. L’ultima curva sulla sinistra  è meno scontrosa di quello che sembra: a una prima lettura può sembrare irritabile, ma durante la sua percorrenza mostra un carattere aperto e solare e quando si raddrizza la moto ci si accorge che la velocità di uscita è nettamente superiore a quelle di entrata.

Siamo giunti alla fine di questo percorso, dove la salita che porta al bivio  per il passo della Futa (Bologna) oppure Barberino del Mugello(Firenze) è ravvivata da rapide svolte che conducono a questo nuovo dissetante arrivo.  Volete sapere cosa si prova a fare il solito tragitto in discesa? Girate la moto, è tutto pronto per un altro sorso di strada per la vostra sete di curve!

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