La letteratura ci ha regalato pagine e pagine in cui poeti, scrittori e innamorati sono riusciti a intrappolare nelle parole, le emozioni e i sentimenti mossi dall’amore. Stavolta l’oggetto del desiderio non è una donna o un uomo, bensì una strada.

Una strada che emoziona e innamora

Una strada che emoziona e innamora. Un tragitto accogliente, caloroso, che diverte e intrattiene, rallegra ed elettrizza. Un viaggio che non stanca mai nonostante sia percorso e ripercorso da centinaia di appassionati che ogni Sabato e Domenica ripetono la liturgia della scalata alla vetta di questi due modesti passi (903 e 968 metri s.l.m.). Futa-Raticosa sono due passi di montagna nel cuore del Mugello che hanno un significato unico per i bikers dell’Appennino tosco-emiliano. La percorrenza di questi due “valichi” rappresenta quasi un rito di iniziazione per chi si appresta a viverli per la prima volta su due ruote. Averli nel proprio palmares, da quelle parti, è simbolo e testimonianza di un’appartenenza matura alla folta e affettuosa famiglia dei bikers. Un riscoprirsi motociclisti da un nuovo punta di vista, più coscienti nel sapere che la passione per la moto è trasversale e accomuna tutti, giovani e meno giovani.

Lo Chalet più famoso degli Appennini

La percorrenza dei due passi ha come punto naturale di arrivo il piazzale dello Chalet Raticosa dove, dalla Primavera all’Autunno, ogni fine settimana è un pullulare di moto di qualsiasi colore, nazionalità e genere.
C’è chi viene da molto lontano, chi è scappato dal pranzo domenicale coi parenti con la scusa del caffè, chi osserva le proprie saponette non appena scende dalla moto e chi si accende una sigaretta immediatamente dopo essersi tolto il casco per sbeffeggiare gli amici più lenti che misurano il proprio ritardo dal tabacco che ancora non si è trasformato in cenere. Sul passo della Raticosa si fa fatica a parcheggiare il proprio mezzo, tanto è affollato questo universo in cui tutto orbita attorno alla passione per la moto.

È difficile spiegare le sensazioni vivide che si provano non appena, varcato il cartello del passo, la distesa di motociclisti si apre davanti allo sguardo.

In questo angolo del pianeta la “C” aspirata toscana di una scanzonata Hoca Hola si fonde con la musicalità della parlata emiliana. La Raticosa è un crocevia per tutti i motociclisti che provengono dalle province di Bologna, Imola, Firenze e Prato, punto di arrivo o di passaggio per itinerari che hanno come check point lo Chalet più famoso degli Appennini. Un vero e proprio concessionario a cielo aperto, tante e tanti sono le marche e i modelli che popolano l’enorme piazzale incastonato fra le montagne.

L’orgoglio di sentirsi un biker

Un giro a piedi fra queste opere d’arte è d’obbligo, guardare ma non toccare, ogni biker è orgogliosamente geloso della propria moto e solo a lui è concesso il piacere e l’onore di guidarla.

Sotto le pale eoliche che campeggiano il piazzale, in posizione rialzata rispetto al grosso spiazzo reinventatosi parcheggio per ogni mezzo motorizzato, un tripudio di colori abbaglia la vista, riflessi di sensuali carene ed eleganti serbatoi che creano un insieme armonico e vivace.

Riscaldati dal primo sole primaverile o assediati dall’afosa canicola estiva si parla di valvole e alberi a camme, scarichi e sospensioni, ciclistica e forcelle. L’atmosfera è talmente densa di passione che basta ascoltare una conversazione fra due motociclisti incanutiti che in un battibaleno si diventa ingegneri meccanici. Oppure è sufficiente spiare la mimica di due giovani infilati nelle loro tute di pelle che si può aspirare ad essere piloti di Motogp.

Il passo della Raticosa è il salotto dei motociclisti, un luogo accogliente, piacevole, ospitale, in cui fermarsi per una sosta veloce o per l’intera giornata.

Ci si sente parte di un qualcosa di più grande, è tangibile l’appartenenza a una comunità in cui la condivisione di una forte passione la rende ancora più speciale e preziosa. Non di meno la Futa sa ritagliarsi il proprio spazio ed è passaggio obbligato per i motociclisti del versante toscano che vogliono raggiungere la Raticosa seguendo la strada SS 65.

Partiamo dal valico più basso

Partiamo proprio dal valico più basso, 903 metri sopra il livello del mare. Non sei alta, ma svetti per carattere e personalità. Ti allontani da Barberino del Mugello con passo felpato e attutito, la salita verso Le Maschere è preludio di un carattere riservato, schivo, non ami la confusione della città ma preferisci la tranquillità dei colli che diventano in fretta montagne. La strada inizialmente è serena, pacata, tranquilla.

Si sale di buon ritmo, il primo tratto invita ad alzare i giri del motore, sei accogliente e silenziosa, guardinga e circospetta, la chiesa di San Lorenzo alle Croci si affaccia oltre le siepi con la sagoma del campanile che sovrasta il muro verde di piccole foglie.

Una curva a destra chiama immediatamente una svolta a sinistra, alti alberi ombreggiano questo pezzo di asfalto prima di lasciar spazio a un percorso spoglio, in cui la vista si riappropria del panorama circostante e la marcia sale dalla quarta alla quinta continuando a gran ritmo l’ascesa verso un cielo azzurro che adesso riempie tutta la vista.

La natura riprende il sopravvento e la strada s’immerge nel verde del tuo umore. Adesso le curve sono tormentate, lunatiche, continui saliscendi rivelano un tratto difficile del tuo carattere complesso: le traiettorie da seguire sono mutevoli, ti rincorro ma tu scappi, mi avvicino ma ti nascondi impaurita dietro a una curva sfuggente.

Una fuga disperata

Adesso la strada scende in picchiata, vuoi trascinarmi nel tuo abisso fatto di svolte a destra e a sinistra in cui un doppio guardrail mi mette in guardia sulle distanze da prendere durante le frenate più brusche. Non ho paura di seguirti e di vedere il lato più oscuro del tuo essere, ti prendo la mano e insieme usciamo dalle ombre facendo una curva a destra che ci riporta in piano. La calma dura il tempo di un sospiro perché mi proietti di nuovo in un ottovolante di curve ed emozioni che lasciano il posto a un lungo rettilineo dove poter di nuovo trovare pace e armonia.

Il paese di Montecarelli dura un battito di ciglia, usciti dal paese la strada larga invita a riprendere ritmo e velocità, coi tuoi curvoni in salita mi stuzzichi, adesso ti fai provocante, seducente, allettante. Il motore brucia benzina e adrenalina, nel lungo curvone sulla destra dopo il bivio dell’ingresso dell’autostrada mi ammicchi con una provocante piega da fare col gas in mano.

Sai sedurre e conquistarmi

Sei sensuale, come la serie di curve che mi portano al bivio dove svoltare verso Panna oppure proseguire verso la Futa. Tiro dritto, eccitato da un tragitto che adesso seduce la ciclistica della mia moto. Santa Lucia, discreto gruppo di case, mi ricorda di moderare la velocità e il nome, che si rifà alla patrona della vista, è un ammonimento ad avere occhi attenti nel disegnare linee pulite durante la percorrenza di svolte veloci che invitano a tenere il gas aperto.

Superato il camping Monte di Fò non posso immaginare che la tua natura ambigua celi, dopo un primo pezzo rilassato, il tratto più tecnico dell’intero percorso. Nella prima parte sei leziosa, sdolcinata, le ruote riempiono di baci le tue rotonde gote di asfalto prima di arrivare a un curvone smorfioso sulla destra in cui cambi atteggiamento.

Non sai controllare la tua gelosia

Ti sei impermalita e non lo nascondi facendomi percorrere un tornante stretto sulla sinistra che mi costringe a calare due marce. La pendenza aumenta, come la tua gelosia. Mi obblighi ad affrontare curve sospettose e ravvicinate, pieghe spigolose riflettono la rabbia che stai montando.

Una svolta furente a sinistra è seguita da un tornante adirato a destra, doppia piega in chicane dove ti porgo entrambe le guance. Mi preparo a ricevere il tuo schiaffo, ma le due curve seguenti hanno il raggio soffice di due carezze e adesso la strada torna in falsopiano. La moto percorre l’ultimo tratto di asfalto e dopo la rotonda


sei lì che mi aspetti.

Il primo incontro

Un grande cartello, come una diva, riporta il tuo nome: Passo della Futa. Mi fermo nel parcheggio che costeggia la strada, scendo dalla moto e m’infilo presto nel Bar Ristorante per offrirti un drink e chiederti spasimante il tuo autografo. Il segreto per mantenere vivo un desiderio sta nel suo essere irraggiungibile, così quando torno col tuo bicchiere in mano sei sparita, svanita, dileguata.

La porta scorre lentamente lungo i cardini e il suo rumore mentre si chiude mi fa ripiombare in una buia tristezza. Così vicini e adesso di nuovo lontani. Prima di rimettermi il casco in cui annegare il dispiacere per un indigeribile rifiuto noto sul tavolo al quale ti bramavo un fazzoletto: non hai voluto farmi perdere le tue tracce! Il rimandare il nostro incontro è un’altra prova tangibile del tuo irresistibile fascino testimoniato dal fatto che l’attesa rende ancora più forte la passione.

“ Se vuoi conoscere il mio vero nome non fermarti proprio adesso …”.

Nemmeno il tempo di finire di sussurrare quelle misteriose parole che la chiave è già nel quadro e i giri del motore schizzano in alto come le frequenze di  un accordatore che tenta di correggere l’intonazione troppo eccitata di una marmitta in preda a una rumorosa serenata. Prima, seconda, La Futa sfila alle mie spalle, quale sarà il tuo vero nome? Vuoi rivelarti a me, ma prima devo conquistare la tua fiducia.

Nel primo tratto ti nascondi e ti sveli, le curve sono ravvicinate, in sequenza, ti alzi e ti abbassi in un lascivo saliscendi, come una gonna che attira su di sé sguardi provocanti. Mi avvolgi nel tuo dinamismo e nel lungo rettilineo in salita ruoto senza indugio il polso destro. La scia di profumo di velocità che emani dall’asfalto aumenta i battiti del mio cuore che spera di incontrarti oltre la sommità del rettifilo, ma questo desiderio m’inebria giusto il tempo di scoprire che oltre la salita c’è solo un’assente discesa, e il senso di esser rimasto al palo si fa ironicamente più cocente quando i miei occhi leggono mestamente il nome della frazione di case che mi appresto a sorpassare: “Traversa”. Ti piace prenderti gioco di me, incasso il colpo e tiro dritto, più ti rifiuti e più mi attrai e adesso non ci sono più case che possano aiutarti a rallentare la mia andatura e la mia voglia di vederti.

Ti fai bella per il nostro appuntamento

Vuoi farti bella: dapprima la moto è un rossetto che disegna sulle tue labbra di asfalto rosse traiettorie arcuate, lungo due curvoni attraenti in sequenza sinistra destra da affrontare con pieghe provocanti e carnali.

Nel rettilineo successivo che svolta leggermente a destra ti aggiusti il fondotinta, curva a sinistra e posi il correttore prima di affrontare la salita in cui disegnare con la matita un veloce cambio di direzione in cui abbellire il contorno dei tuoi occhi.

La strada s’impenna e prima di affrontare la prossima svolta a sinistra la moto diventa un mascara che allunga la curva rendendola infinita nella sua percorrenza. Falsopiano prima di tornare in discesa, in cui posare lo smalto su unghie eleganti, prima adornando una leggera curva a destra per poi passare in maniera brusca e frettolosa a una scattosa curva a sinistra, non la tua mano preferita per questi lavori di precisione e pazienza.

Adesso che anche il trucco è a posto non ci sono più motivi per rimandare il nostro appuntamento, ma il paese di Covigliaio mi fa pensare che tu non voglia ancora concedermi l’onore di ammirarti. Due curve a novanta gradi, sinistra, destra, sanciscono la fine del piccolo paesino prima di tornare solamente a noi due.

Finalmente sei mia

Eccoti in fondo al nuovo rettilineo, sei aperta, serena, tranquilla, la moto scorre veloce lungo semicurve accattivanti che aumentano il ritmo già alto di un’andatura eccitata, ansiosa, incontenibile.

Nei curvoni veloci mi prendi per mano mentre aumento sempre più dolcemente il gas,disegnando pieghe alla ricerca di un dinamico equilibrio che la catena trasmette con affettuosa tenerezza alla ruota posteriore.

In questo tratto vuoi velocità, prontezza, il motore impazzisce per te mentre ingoia rapidi rettilinei che non saziano la sua fame di corsa e inseguimenti. Ti sono addosso, “Pietramala” col suo numero risibile di case è solo l’ultima prova da sorpassare, prima che tu diventi mia.

“Passo della Raticosa”.

Il tuo vero nome non è più un segreto per me, sei rimasta fedele alla tua promessa e tutte le volte che ti percorro si rinnova quel corteggiamento che mi spinge a rincorrerti, a cercarti, a bramarti. Tornerò spesso a trovarti perché adoro il modo con cui ti fai desiderare e non resisto al fascino con cui mi attrai. Sono un tuo grande ammiratore. Non lo scordare.

Io farò altrettanto col tuo nome.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui