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  • Sardegna Legend Rally 2025 Il mio primo rally

    Sardegna Legend Rally 2025 Il mio primo rally

    Non è la medaglietta di cortesia o la maglietta trendy da sfoggiare al bar degli enduristi, quello che veramente rimane dopo il Sardegna Legend Rally è il ricordo indelebile stampato nelle ossa, sulla pelle e nel cuore di aver vissuto un’esperienza da protagonista, su uno dei palcoscenici più belli per sentirsi rallysti, la Sardegna.

    Tre giorni intensi, impegnativi, sfibranti, che fiaccano il fisico ma ristorano con le emozioni che solo la moto può regalare. Panorami mozzafiato, strade da sogno, nel Sardegna Legend Rally c’è tutto quello che non può mancare nel manuale dell’endurista e ti investe senza preavviso, per chilometri e chilometri, in una indigestione di sassi, sabbia e ghiaia che metterebbe a dura prova gli stomaci più ghiotti di questi tipi di situazioni.

    Quali situazioni? Pietraie interminabili in cui farsi shakerare come un Espresso Martini, single track nella natura selvaggia dove solo le lucertole osano passare, sterratoni di sabbia e ghiaia in cui fare virgole di felicità col posteriore che si intraversa, guadi da attraversare con l’audacia della Niña, La Pinta,e La Santa María, le tre sfrontate caravelle di Cristoforo Colombo. A tutto questo si aggiunge anche la mitologia, con il nome evocativo della foresta di Burgos, in cui non ci sono elfi o nani scappati dai giardini, ma solo alberi secolari da attraversare in uno slalom di magica euforia. E come dimenticare l’abitudine di noi enduristi di riassumere in poche parole il destino a cui andare incontro, e a tal proposito l’epiteto della “Spacca Braccia”” si erge a monito per tutti gli scellerati che osano sfidare chilometri e chilometri di sasso smosso a pendenze crescenti in cui i Santi del firmamento si tappano le orecchie, e non solo per il rumore che marmitte incandescenti urlano dallo scarico.

    I chilometri delle tappe sono numeri.

    220 km

    240 km

    140 km

    E i numeri sono freddi, algidi, poco espansivi.

    Non questi numeri. In questi numeri c’è una palette di emozioni che colora ogni metro percorso sulla moto e che rende questa esperienza un insegnamento di vita da applicare nella quotidianità. Troppa filosofia direte voi? Lo credevo pure io, quando sentivo i racconti o leggevo le testimonianze di mostri sacri della Dakar o dei comuni mortali che provavano a banchettare con questi semidei dalle ruote tassellate.

    Poi ti accorgi quanto è fondamentale credere in se stessi e nelle proprie capacità.

    Perché l’entusiasmo e l’eccitazione iniziale si fanno da parte e possono diventare sconforto e stanchezza.

    La tempra viene fiaccata dalle cadute, l’imprevisto è dietro l’angolo e può succedere che a 30 chilometri dal ristoro, dopo una mattinata di caldo e sudore in cui le braccia e le gambe chiedono una sosta, scopri di aver bucato la ruota davanti e in quel momento vorresti solo gettare la spugna.

    Sei nel niente più desolante, la natura selvaggia e disabitata a lungo desiderata adesso è una prigione di arbusti, rocce e sassi contro i quali il senso di smarrimento ti rimbalza addosso e inizia scorrerti nel sangue.

    Puoi chiamare l’organizzazione e farti venire a prendere, non c’è infamia nel ritiro, ma questo sai benissimo che vuol dire decretare la parola fine a metà giornata, potendo ripartire poi il giorno dopo.

    Oppure puoi srotolare la tua borsa porta attrezzi, e fra una chiave del 10 e le leve smonta gomme, puoi trovare la forza e il coraggio di rovinarti le mani, con la pancia che grida per la fame e la fronte che gronda fatica e speranza. Speranza che trovi negli occhi del tuo fedele amico, acciaccato pure lui ma moschettiere sotto la pettorina, fedele al motto “Tutti per uno, uno per tutti”.

    Non solo. La voglia di andare avanti la trovi nel conforto e la disponibilità degli altri motociclisti, che si fermano per offrire il proprio aiuto o semplicemente confortare lo spirito.

    Si cade, ma si può trovare la forza per rialzarsi, da soli o meglio insieme agli altri.

    Ansia e preoccupazione adesso dividono lo spazio con l’audacia e il coraggio di voler finire la tappa a tutti i costi, in un’altalena di alti e bassi in cui, come nella vita, siamo alla ricerca di un complicato equilibrio.

    A fine giornata, sotto la doccia, la polvere e il fango scorrono via col pensiero che mi era balenato di mollare. La forza di volontà è un balsamo che lenisce i lividi del corpo e dell’anima. Pure il salamino e la ricotta sarda fanno il loro dovere!

    Un ultimo pensiero alla co-protagonista di questo rally incredibile e indimenticabile, la moto.

    Maltrattata, scossa, impolverata, che sa regalare gioie e dolori e con la quale condividere il cammino che separa l’inizio dal traguardo. Quante volte ti ho maledetto e quante volte di ho amato, per te ho speso parole dure e dolci, taglienti e soavi. Questa esperienza ci ha legato, so che posso contare su di te, perdonami se ancora non sposto sempre bene il corpo nei trasferimenti di carico in curva o rischio di bruciare la frizione nelle mulattiere più ripide. Io chiuderò un occhio sul fatto che sei troppo alta e che mi tocca levare il cavalletto prima di montarti in sella perché la mia gamba è troppo corta.

    Buon rally amici, che sia la vita o la Sardegna, e ricordate di avere il tassello e una camera d’aria di scorta!