E one.. two…one two three four…

Ci lasciamo alle spalle Palazzuolo sul Senio in direzione Borgo San Lorenzo.

La strada che esce dal paese è rettilinea, le case  che sfilano a destra e a sinistra ci ricordano che siamo ancora nel centro abitato e durante questo breve tragitto che ci porterà ai piedi del passo ne approfittiamo per trovare la massima concentrazione.

Scaldiamo le gomme spostando il peso del corpo a desta e a sinistra, per prendere confidenza con le reazioni della moto e per aggiornare quegli automatismi che solo un motociclista allenato riesce a mettere in pratica senza doverci pensare.

La velocità d’esecuzione e la precisione negli spostamenti sono un requisito essenziale per una padronanza totale del mezzo, e il passo della Sambuca permette al motociclista di misurarsi su entrambi gli aspetti, offrendo sia al biker esigente o a quello più compassato traiettorie in cui migliorare la propria tecnica e la conoscenza del mezzo.

Che abbia inizio il concerto

Il santuario “Madonna della Neve” si erge come ultima presenza umana prima di abbandonarci totalmente alla strada. Lo passiamo, con due curve a 45°, la prima a sinistra, e la seconda a destra, alla velocità con la quale il batterista colpisce fra di sé le bacchette che tiene in mano prima di dare il via al concerto.

La strada è un pentagramma fatto di curve e tornanti in cui la chiave di violino non è altro che il disegno stilizzato delle traiettorie che ci aspettano, quindi che si abbassino le luci sul palco che TI PORTO IN MOTO a suonare il Passo della Sambuca!

Rullante

La moto sarà lo strumento musicale che cambieremo strada facendo, tenendola salda fra le nostre mani e che in questo primo tratto assumerà la forma di una batteria. Percorriamo il rettilineo in salita aumentando il ritmo sul rullante: il motore trasforma i decibel in cavalli, i cilindri sono tamburi in lega di alluminio  su cui i pistoni battono alla velocità di cinquemila,seimila,settemila percussioni al minuto. Dopo la salita la strada inizia ad avere un andamento sinuoso, le prime curve sono ravvicinate ma rapide, occorre aiutare la moto nei cambi di direzione se si vuole mantenere un ritmo elevato e costante.

Piatti

Eccoci alle prime due curve più impegnative: due svolte a 90°, in sequenza, destra/sinistra. La moto scende in piega come la bacchetta del batterista si abbassa lesta e precisa sul piatto per far suonare il nuovo cambio di ritmo, la forza del colpo sul piatto viene calibrata con destrezza come il motociclista gestisce sapientemente l’apertura del gas, tenendo il motore in tiro quanto basta fino a centro curva per evitare di far abbassare troppo la moto a metà traiettoria.

Tamburi

Sorpassato il punto di corda lo sguardo è già proiettato sulla prossima curva: la moto si avvicina al guardrail, la visuale migliora e adesso sappiamo dove far scendere la ruota anteriore per disegnare sull’asfalto l’arco migliore. Stavolta è la mano sinistra che, spingendo sul manubrio, aiuta la moto a inclinarsi quanto basta per colpire con suono sordo di nuovo il piatto della nostra batteria fatta di emozioni che suonano sull’asfalto. Adesso torniamo a colpire i tamburi, le spalle dei pneumatici ridono al solletico di ogni cambio di direzione che fanno riprendere ritmo e velocità. 

Gran cassa

Quarta marcia, quinta marcia, gran cassa! Tornante a sinistra, ci affidiamo alla coppia del motore o all’aiuto di una marcia più bassa, altre due curve, destra, sinistra in sequenza e poi di nuovo BUM! Altro colpo di gran cassa, un tornante a destra ci aspetta, subito dopo uno a sinistra e poi di nuovo a destra. Quattro colpi di gran cassa che percuotono l’aria, e pretendono silenzio, attenzione, concentrazione: il loro raggio è regolare, costante, e diventano familiari via via che ce li lasciamo alle spalle.

Adesso un pò di chitarra

Cambio di strumento: adesso la strada si suona come una chitarra e la moto pizzica le curve come se fossero note di un arpeggio fatto di svolte a destra e a sinistra.

In questo secondo tratto la guida si fa più impegnativa, le traiettorie si fanno meno intuitive e ci affidiamo alla tecnica e alla conoscenza del mezzo per poter disegnare le linee migliori. I continui cambi di direzione suggeriscono una guida dinamica ed energica: il motociclista esegue accordi sulla sella, spingendo sulle pedane per armonizzare le traiettorie migliori uscendo dalle curve con slancio e melodia.

Pausa di due quarti: il pentagramma ci suggerisce riposo in un breve rettilineo prima di affrontare un’ ottava di svolte repentine e ravvicinate. È tempo di un assolo fatto di virtuosismi musicali e la moto si piega nella curve come una corda pizzicata con maestria dalle dita di un chitarrista. Una curva secca a destra è un diesis, una semicurva a sinistra è un bemolle, ormai siamo noi stessi compositori di un arrangiamento in cui le curve si eseguono alla velocità di crome e biscrome. I pistoni suonano all’unisono, i cilindri sono accordati, la marmitta come una cassa armonica restituisce la musica che noi stiamo suonando sulla Sambuca. 

L’ultimo riff

Prima di arrivare in cima al passo c’è tempo per un ultimo glissato: sotto il muro di roccia che si staglia di fronte alla visiera la strada curva a destra in un tornante dalla vita stretta. Facciamo scivolare il corpo sulla destra, il dito che preme la corda mentre si abbassa sulla stessa, la moto che scende in piega, il polso che controlla i cavalli del motore e il tornante che ci obbliga a un inchino di rispetto. Manca poco, ultimo Riff che ormai conosciamo fatto di semicurve a destra e a sinistra che si ripetono in maniera ostinata per svariate battute e che ormai eseguiamo a occhi chiusi, prima di concludere il concerto davanti al cartello Passo Sambuca, 1080 metri di musica su due ruote.

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