Il tortello è un tipo di pasta all’uovo amato e conosciuto in tutto il mondo. La sua forma originale e il suo ripieno gustoso lo rendono una specialità culinaria intramontabile. Ma cosa accomuna il tortello mugellano a un passo di montagna? Se cerchi la risposta a un quesito così bizzarro non resta che continuare a leggere: salta in sella con me..TI PORTO IN MOTO!

L’impasto

L’itinerario che ci porterà al passo della Colla ha inizio a Borgo San Lorenzo. Dalla strada principale, la sp 551, venendo da San Piero a Sieve in direzione Vicchio, si svolta a sinistra al semaforo seguendo le indicazioni per Ronta. Passato il cavalcavia incrociamo il cartello blu con scritto in bianco il nome del passo che ci apprestiamo a salire: Passo della Colla.

Siamo sulla strada giusta, la SR302 ci porterà alla nostra meta senza ulteriori deviazioni. Adesso possiamo concentrarci sulla guida e…sull’impasto. Il primo tratto è interlocutorio: saliamo dolcemente in quota, alternando leggere salite a dolci falsipiani, lasciandoci alle spalle la valle per addentrarci nel cuore delle montagne. La moto sale svelta e spedita, le ruote girano e impastano un asfalto fatto di farina e uova, col gas manteniamo un’andatura sostenuta, le gomme s’incollano all’asfalto come il tuorlo e l’albume si legano alla farina per diventare impasto nelle semicurve veloci che portano al paesino di Panicaglia.

Le marce da tenere sono alte, i giri del motore copiano fedelmente la rotazione del gas che muovendosi trasmette velocità alla ruota motrice che scarica a terra l’energia della combustione. Le curve sono familiari, intuibili, la visuale è buona. L’impasto, chilometro dopo chilometro, diventa un tutt’uno, gli ingredienti si amalgamano insieme,la pasta è pronta e nel lungo rettilineo che collega Panicaglia a Ronta tiriamo la sfoglia salendo con le marce.

Quarta: i denti del pignone affondano nelle maglie della catena e le danno forma.

Quinta: la catena si tende e si allunga come la sfoglia, trasmettendo il moto alla corona.

Sesta: la pasta all’uovo adesso è sottile e resistente, la corona finisce di modellarla e di stenderla in attesa di porre su di essa il ripieno fatto di curve e tornanti.

Il ripieno

Ronta ci ricorda prontamente che il cartello stradale con la scritta 50 non sono i tortelli che in media mangia un abitante di questo accogliente abitato, ma la velocità di percorrenza da mantenere mentre attraversiamo questa località. Sì, perché Ronta in Estate si agghinda a festa nella tradizionale e ricorrente sagra del tortello mugellano che riunisce un paese intero dove i social network si fanno ancora in piazza e le persone si salutano per nome.

Ronta è un pezzo di quel bellissimo e variopinto puzzle che è il Mugello, un territorio da vivere sulla moto e a tavola, a piedi e nella natura, assaporando curva dopo curva le bellezze che custodisce gelosamente.

Usciti da Ronta percorriamo poche curve prima di affrontare due svolte ad angolo retto e ritrovarci di fronte al santuario della Madonna dei tre fiumi. I più curiosi potranno fermarsi per una visita al luogo di culto, chi invece va di fretta si accontenterà di una benedizione in sella,prima di affrontare finalmente il cuore del passo della Colla.

È tempo di preparare il ripieno per i nostri tortelli e per prima cosa abbiamo bisogno di una patata. La moto è come una lama che affonda le proprie ruote nella sua buccia fatta di bitume seguendo con fermezza l’andamento della strada che sale bitorzoluta attorno a essa.

La strada fa subito intendere il carattere del passo: l’andamento sinuoso della carreggiata invita a una guida concentrata, attenta, vigile. Le curve si assomigliano ma ognuna ha la sua identità, è difficile tenere un buon ritmo se non si conosce il percorso. La montagna da un lato e il guardrail dall’altro spesso sacrificano la visibilità ed è imperativo adeguare la propria velocità ai fattori esterni che possono condizionare la nostra sicurezza. Una volta intuito l’andamento del percorso e la geometria delle curve, la guida si fa più disinvolta e sciolta.

I movimenti sulla sella sono più spontanei e istintivi, veloci e puntuali, come il taglio di un pelapatate rispetto all’affondo più ponderato e quieto del coltello. Un gruppo di case si staglia di fronte ai nostri occhi: Razzuolo è il nome di questo piccolo abitato dove le case galleggiano sulla roccia e la strada lo taglia a metà prima che la natura prenda di nuovo il sopravvento. La fine del cartello Razzuolo ci avvisa che sta per iniziare una delle curve più saporite dell’intero tracciato. La strada svolta a destra dopo una curva a sinistra, la moto ancora deve trovare il nuovo equilibrio che subito c’è un cambio di direzione che sembra tenere una traiettoria costante e regolare, ma a centro curva, a moto piegata, la carreggiata piega forzatamente di nuovo a destra di novanta gradi.

Una curva nella curva, una curva da poker face, imperscrutabile e sorprendente allo stesso tempo. Una curva che ha un sapore diverso, speziato, come la noce moscata che andiamo a mettere nel nostro ripieno di patate, parmigiano, aglio e prezzemolo. Una curva in cui dobbiamo saper correggere in tempo la traiettoria se la foga e l’irruenza ci hanno indotto in tentazione con un’ entrata in piega dal troppo ardore.

La nascita del tortello

Da questo momento tutto quello che avevamo appreso durante la salita viene stravolto. Il tracciato adesso si fa volubile, bisbetico,  lunatico. Tornanti e curve a chiudere prendono il sopravvento, l’itinerario diventa capriccioso, la guida si fa tecnica, la moto e la ciclistica vengono stressati dai continui cambi di direzione che annullano ogni tentativo velleitario da parte di inermi rettilinei di voler emergere. Come la sfoglia, una volta posizionato il ripieno, deve ricoprirlo interamente ricongiungendo i due lembi esterni dalla parte più lunga, così la moto sorpassa con traiettorie concave i tornanti più stretti, percorrendo con delicatezza e tatto la strada che si avvolge su se stessa, affidandosi alla sensibilità della nostra mano destra, che a colpi di gas e di freno aggiusta l’unione fra sfoglia e sfoglia, inglobando un ripieno fatto di pieghe e adrenalina.

Per una guida divertente ma nervosa il consiglio è di adottare marce basse, così da avere buona coppia nelle ripartenze e riacquistare subito ritmo e cadenza. Ovviamente questo comporta una forte sollecitazione per l’impianto frenante, di fronte ai continui sbalzi di velocità che si alternano fra una svolta e l’altra. In alcuni tratti la strada si restringe e la linea di mezzeria gioca a nascondino nei punti in cui la carreggiata si assottiglia. Questo avvertimento serve al motociclista per calcolare il potenziale pericolo che in quel momento la strada potrebbe celare e non vale la pena rischiare.

Passati i vecchi ruderi di quella che prima era una pensione/hotel chiamata “Gran Fonte dell’Alpe”,  l’itinerario volge al termine ed è l’ora di definire e tagliare i nostri tortelli. Impugniamo la rotella zigrinata e con traiettorie nette e decise separiamo la pasta sfoglia ripiena dal resto della fila.

Quattro curve ad angolo retto, subito dopo l’hotel in rovina, scandiscono il ritmo del taglio: destra/sinistra/sinistra/destra, ecco la sequenza che ci avvicinerà alla vetta. Ancora qualche leggera svolta, la velocità cresce percorrendo questo falso rettilineo movimentato da continue curve annacquate prima di attaccarsi nuovamente ai freni per percorrere un taglio preciso a destra di novanta gradi.

Per gli amanti delle forme tonde e del tortello circolare, il passo della Colla ci viene subito in nostro aiuto. Un largo curvone a sinistra che si annoda dentro a un tornante fa disegnare un cerchio attorno al nostro ripieno e l’uscita di curva si apre sempre più dolcemente, quasi a sorprenderci e a farci credere che anche la Colla si è intenerita.

Ultimo rettilineo che piega leggermente sulla sinistra e in fondo alla strada troviamo la locanda della Colla che presidia la sommità del passo.  Adesso è tempo di mettersi a tavola e di mangiare…indovinate cosa? Un bel piatto di tortelli mugellani

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