La chiamano Lauretana. Dicono sia solo una strada. Una lingua di asfalto che collega la piccola Arbia all’orgoglioso Asciano. Niente di più falso. La 438, sigla dell’arteria che attraversa il territorio delle crete senesi, è un’esperienza travolgente che lascia nel ricordo una traccia indelebile di stupore e meraviglia.

È una terrazza in movimento su cui affacciarsi per lasciarsi investire dalla bellezza di un paradiso terrestre che rapisce per la sua semplice perfezione. Poderi isolati, cipressi solitari, colline modellate dalla mano paziente e instancabile dell’uomo che nel tempo ha saputo plasmare una terra fatta di argilla per dar vita a un paesaggio denominato “Crete Senesi”.

Sì, perché non si tratta di un titolo ad effetto, qui la terra si sbriciola, il terreno dà vita alle “Biancane”, dossi dalla tipica forma rotonda di colore bianco, o ai “calanchi”, ferite nei fianchi di colli che sfarinano mostrando il loro interno. Milioni di anni fà tutta la zona era ricoperta di acqua e l’eredità di questa presenza liquida è proprio l’ex fondale marino formato da sedimenti accumulati nel tempo che pian piano sono affiorati dall’acqua come creta.

Una creta viva, da toccare con mano, da sentire fra le dita, che ha la consistenza di un sentimento da modellare e di un’emozione da plasmare. Lo sguardo impasta un paesaggio che il cuore restituisce sotto forma di armonica meraviglia, la strada è un tornio su cui emozionate mani guidano il manubrio della moto per sensazionali saliscendi che creano attesa per il panorama che nascondono.

L’ingresso nell’Eden

Si parte da Arbia, un pugno di case, un passaggio a livello, un fiume da cui prende il nome il piccolo abitato. La moto inizia la salita che taglia la dolce collina, la marce salgono come i giri del motore, il lungo rettilineo in lieve pendenza eccita il curioso sguardo ardentemente impaziente di scoprire dietro la sommità del monotono rettifilo il paesaggio che cela.

Attesa che non tradisce le aspettative quando la ruota anteriore scollina la rotonda cima e la vista mostra ai moderni “Adamo ed Eva” col casco questo pezzo di Eden. La subitanea discesa movimenta l’andatura inclinandosi a sinistra in modo netto, modificando il punto di vista del biker che adesso lambisce sulla sinistra proprio una testimonianza concreta di una caratteristica creta, con il fianco di una collinetta che mostra la vivida ferita di una terra che tende a sbriciolarsi.

In fondo al modesto pendio una curva a destra  esaurisce l’inerzia della strada, la staffetta dei saliscendi è iniziata, con la salita che scambia il testimone con la discesa, in un’alternanza di morbidi dislivelli che cullano affettuosamente il procedere ondeggiante della moto. Le curve sono dolci, soffici, materne, la strada abbraccia ma non stritola, riscalda ma non scotta, si ha la sensazione di immergersi totalmente nel paesaggio, di viverlo, di potersi abbandonare alla natura.

Una natura da catturare in un album di ricordi

Una natura che ci fa salire sulle propria ginocchia per dondolarci al suono di una filastrocca che parla di un cipresso eremita su una mistica altura, di poderi misteriosi che galleggiano sopra bassi rilievi rotondi, di specchi d’acqua piovana dove colline narcisiste si innamorano di se stesse. Una chicane incorniciata fra i guard rail solletica l’attenzione del biker, la moto dondola, sinistra destra, lo sguardo è rapito da una fila di alfieri sempreverdi che costeggiano una strada bianca che porta a un casolare altero.

Una curva a novanta gradi richiama alla concentrazione, il biker esce dal nirvana di un’andatura imperturbabile per aggiustare la velocità e dedicare di nuovo l’attenzione a una strada vanesia che non ci sta a fare da comprimaria. Adesso il polso gira di nuovo il gas e la moto si appresta a sfogliare un album di momenti indimenticabili, memorabili, indelebili.

Un album in cui i cipressi della strada di Leonina sono eleganti invitati di nozze che attendono ordinatamente l’ingresso trionfale degli sposi e le crete in sottofondo sono il velo di una bellissima sposa che attrae magneticamente gli sguardi di ogni spettatore. Nessun fiore, decorazione, nastro, trucco, acconciatura può competere col fascino misterioso di un femminile volto velato, così come le crete senesi attirano l’attenzione del biker che di fronte alla signorilità dei cipressi, davanti al buongusto di colli avvolti in verdi vesti primaverili e acconciati con abbacinanti capigliature di grano, nulla possono se non lasciare la scena a questo spettacolo della natura.

La vanità della strada

La strada schiocca le dita e il biker si desta nuovamente da una dispotica estasi di fronte a curve rotonde e familiari che invitano alla scorrevolezza del proprio mezzo. Nuovi saliscendi danno ritmo a un’andatura che adesso è spedita, lesta, attenta. Siamo nel cuore della Lauretana, a metà strada fra Asciano e Arbia.

Il faro della moto guarda avanti, al futuro, la sua indole esploratrice non tradisce esitazioni e spinge per proseguire, per immergersi in una meraviglia che si rinnova ad ogni dislivello. Lo specchietto è più guardingo, romantico, nostalgico, riporta alla calma, alla riflessione, alla contemplazione di un passato che sfila troppo veloce e che non merita l’oblio a cui lo condanna la velocità di un imperturbabile incedere. Mentre il biker cerca di fare pace fra le due anime della moto, superata la deviazione per l’ingresso al piccolo abitato di Vescona e sorpassato il breve rettilineo che lo separa dalla leggera svolta a destra e al subitaneo curvone a sinistra, ecco che appare una visione, una folgorazione, un’opera d’arte su “creta”.

Sullo sfondo la proiezione di un’anaconda di asfalto che risale la collina con sinuose curve avvolgenti spazza via ogni litigio e adesso l’imperativo che detta il passo è quello di tuffarsi in picchiata per percorrere questo flessuoso e sibilante pezzo di strada.

Un ottovolante da affrontare in entrambe le direzioni, tanto bello quanto divertente, con curve ruffiane e adulatrici, che corteggiano e distraggono, lasciando il paesaggio attorno sbigottito per aver perso l’esclusiva della scena. Uno shock emotivo che la Lauretana sa lenire e alleviare tornando ad essere accogliente ed ospitale, con curve dolci e rettilinei rilassanti.

Il sapore della libertà

La moto sferza l’aria, la strada avvicina al cielo, il senso di libertà che si vive sulla moto è ampliato dall’assenza di confini che si frappongono alla vista. Il paesaggio sfuma all’orizzonte nella sua liscia e vellutata silhouette collinare dove spazio e tempo vengono ingannati dallo splendore di una strada che si sottrae alla leggi della fisica in nome della legge del bello. Le curve seguono il ritmo di un’armonica mutevolezza, e proprio il paradosso delle crete racchiude questo segreto fascino. Una terra che cambia per sua natura, perché la materia di cui è fatta è malleabile e instabile, ma che nel suo rinnovarsi riesce a ritrovare un ordine instabile.

La luce rinforza questa intima mutevolezza, poiché i chiaroscuri delle pieghe di morbide colline che il sole regala al crepuscolo cambiano la fisionomia del paesaggio e rinnovano l’attraente sorpresa verso un territorio che lascia inermi per il fascino che emana. Ci si può solo abbandonare, è la moto che guida il biker, un passaggio di consegne dovuto, poiché non si può rimanere indifferenti verso una strada che offre colpi d’occhio incantevoli.

Chi dice che è solo una strada?

Dopo una leggera curva a sinistra la strada scende dolcemente verso destra e Asciano si fa vedere in tutta la sua fierezza. Una divertente discesa, movimentata da curve rampanti, porta svelta alla meta del biker. È tempo di riavvolgere il nastro dei ricordi oppure riviverli nuovamente da protagonista, stavolta da una nuova prospettiva. La moto, fedele compagna, aiuterà il biker ad affrontare anche stavolta questa forte esperienza sensoriale. Siete ancora convinti che la Lauretana sia solo una strada?

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