Una camicia. Bianca. Bianca come le Apuane, montagne incastonate fra la provincia di Lucca, Massa e La Spezia. Una cravatta. Distinta. Distinta per il nodo che la personalizza e le dona carattere e statura come la salita verso il paese di Pian della Fioba. Una giacca. Sobria. Sobria perché racchiude nella sua semplicità l’essenza della sua eleganza, come il marmo della Cava di Valsora, in cima alla salita. Un pantalone. Accostato. Accostato a un look raffinato che merita di sfilare in sella alla moto sulla passerella del passo del Vestito.

Ci lasciamo alle spalle Massa e impazienti ci immergiamo nella fitta vegetazione che adorna la strada che sale verso i paesini di Altagnana e Antona. La natura è subito predominante: le montagne sorvegliano l’incedere della moto e gli alberi sono fedeli samurai che proteggono la grandezza delle cime montuose nascondendo le rocce che affiorano dalle pareti. La strada nel primo tratto è sinuosa, irregolare, le curve si alternano, destra, sinistra, su una carreggiata che tende a restringersi in corrispondenza di alcune curve in cui è doverosa un’andatura accorta e misurata. La moto va guidata in maniera dolce, il gas va accarezzato, le marce vanno appena sfiorate mentre si sale in quota e il panorama muta di aspetto. Un saluto dalla sella al piccolo borgo di Antona e accantoniamo i convenevoli per concentrarci sulla guida.

Partiamo con la camicia

È il momento di vestire la nostra camicia: iniziamo dal polsino sinistro, affrontando un tornante stretto mancino che ci obbliga ad utilizzare una marcia bassa, calcolando bene la traiettoria da disegnare sull’asfalto per far scorrere il bottone dentro l’asola e uscire dalla curva in maniera sicura e protetta.

Sul rettilineo che ci si apre davanti il battistrada ha il suo bel da fare per scaricare a terra un’accelerazione repentina, domata dall’innesco delle marce che riportano in equilibrio un anteriore che si diverte a galleggiare sotto un esuberante giro di gas. Il braccio sfila veloce nella manica destra, così la moto viaggia spedita sul rettilineo, prima di affrontare nuovamente il rito del bottone: freno in mano, le pastiglie scaldano i dischi, l’anteriore riceve il carico della moto che per decelerare trasmette l’inerzia del proprio peso sulla gomma, assistita dalle sospensioni che rendono questo passaggio controllabile dalla sensibilità delle dita della mano destra sulla leva del freno. L’asola scorre dietro al bottone e così aggiriamo la curva girandogli attorno in maniera rotonda, copiando fedelmente il disegno del tornante.

Inizia adesso un tratto emozionante e divertente, un ping pong di emozioni in cui la moto rimbalza da est a ovest, tornante dopo tornante, in una salita dal panorama col carattere bipolare: roccioso e montuoso in direzione dell’entroterra, aperto e sincero in direzione della costa, da dove s’intravede il mare nello scollo dei monti che declinano verso il Tirreno.

Adesso è il momento della cravatta

Terminati i bottoni della camicia è il momento della cravatta. Adesso serve concentrazione e impegno, esperienza e allenamento. Il CODINO (la parte più stretta delle due estremità) è il freno, la PALA (la parte più larga della cravatta) è il gas. Un uso esperto nel saper usare accelerazione e frenata equivale a capire a che altezza fermare entrambe le estremità attorno al collo. Se il gas è usato per affrontare le curve in maniera intelligente, la cravatta non dovrà subire continue correzioni e il CODINO sarà nascosto dalla fodera, col freno che permetterà di arrivare in piega alla giusta velocità senza farsi vedere sotto la PALA.

A questo punto affrontiamo un tornante a sinistra in terza marcia, il motore ci sostiene coi suoi giri e la PALA gira sotto il CODINO, spingendo sulle pedane per poter scaricare il nostro peso sulle ruote e aumentare il grip del battistrada sull’asfalto. La strada, dopo un intenso rettilineo, ci ributta sulla destra, tornante stretto, la moto spigola la traiettoria, la PALA tocca il punto di corda attorno al collo e chiude la linea tornando indietro nella direzione opposta a dove veniva. Leggera deviazione a destra in salita lungo il rettilineo, adesso il nodo prende forma, la moto va spinta leggermente sul semimanubrio e la PALA con un movimento lesto passa dentro l’asola che abbiamo lasciato per poter fare il nodo.

Pronti per la sfilata

Giunti a Piano della Fioba le Apuane ci deliziano con una prima posa da cartolina. Il bianco delle rocce risplende sotto i raggi del sole e il contrasto buio/luce che si crea attraversando le brevi e cupe gallerie che troviamo lungo la strada aumentano questa sensazione di conflitto fra ombra e bagliore. Alcuni alberi vanitosi ostacolano la visuale delle montagne, ma basta pazientare qualche curva per avere la vista libera. In una delle gallerie indossiamo i pantaloni, riparati dal camerino delle rocce che sfiliamo in sella alla moto. La velocità ha lasciato il passo a una tranquilla ammirazione verso un panorama magnetico che rapisce per la sua bellezza. Un‘ultima galleria ci inghiotte, svelti indossiamo la giacca e adesso tutto è pronto per sfilare sul Passo del Vestito.

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