La Chiantigiana, per i cartografi strada statale 222, è una lingua d’asfalto lunga circa sessanta chilometri che collega il paese di Grassina alla città di Siena.

Greve in Chianti, Panzano in Chianti, Castellina in Chianti sono solo alcuni dei borghi che impreziosiscono questo itinerario e che rivendicano nel proprio nome l’appartenenza ad una terra famosa in tutto il mondo per l’eccellenza che produce: il vino Chianti. Non ci sarebbe vino se non ci fosse l’uva, e non ci sarebbe l’uva se mani sapienti e testarde non avessero piantato uno dei motivi di grande fascino che appassiona chi percorre questa strada: le vigne.

Sì, proprio le vigne che incontriamo nel nostro errare incantano gli occhi sedotti da un panorama in cui la geometria regolare dei filari ipnotizza come la bellezza delle forme classiche.

Dentro a una cartolina

Torniamo coi piedi per terra, anzi con gli stivali sulle pedane, inneschiamo le marce una dopo l’altra e usciamo dall’abitato di Grassina. La strada tende a salire, avvitandosi in verticale con tre tornanti che ci portano presto in quota come l’umore che è già alto per l’attesa di godersi questo nuovo percorso. Dietro la fitta trama di alberi, sulla sinistra, intravediamo un prato troppo verde per essere un parco dove far cadere le briciole di un pranzo al sacco in una Domenica di Primavera.

Ottimo intuito Watson, direbbe l’ispettore Sherlock Holmes: rilassati giocatori di golf affiorano da cespugli più radi mentre impugnano le loro mazze calpestando un tappeto verde brillante. Volgiamo lo sguardo di nuovo davanti a noi e alla fine di un rettilineo la strada riprende movimento, ritmo, le curve sono avvolgenti e rotonde, ancora un curvone a destra e uno a sinistra prima che finisca il guard rail e che gli alberi si interrompino, regalandoci una visuale aperta sulle colline della campagna toscana.

Questa è solo la prima di una lunga serie di cartoline campestri in cui la semplicità del paesaggio è il segreto stesso del fascino elegante di questa natura benevole e amica. Il limite di settanta chilometri orari fuori dai centri abitati dona slancio a un’andatura vivace, distratta dalle bellezze del panorama e dal divertimento delle curve. La strada accarezza le colline, le percorre per tutta la loro altezza e larghezza, non è mai monotona o ripetitiva, noiosa o rifatta. La moto scivola lungo curvoni ampi, svolte rotonde, salite modeste e ripide discese che rendono brioso e piacevole il viaggio, con vette di puro piacere come le curve in rapida successione che troviamo non appena usciamo dal paese di Chiocchio.

I dispetti della Chiantigiana

La strada sale leggermente deviando sulla sinistra e sulla sommità, non appena la nostra visuale prende coscienza del percorso che dovrà affrontare, un salto di eccitazione e gioia viene assorbito dalle sospensioni. Gas, si sale di una marcia per riprendere velocità, la leggera discesa aiuta il motore a recuperare i giri per affrontare in pieno la curva sulla destra che adesso sale, prima mansueta e poi sempre più ripida, obbligando velocemente a un cambio di direzione sulla sinistra per copiare in corsa la traiettoria della strada che sembra voglia divertirsi a fare capricci. Il gas è costante, tendente ad aumentare, la ruota ha grip, la moto è nelle nostre mani e abbiamo il controllo pieno della situazione.

Ecco un altro scherzo della Chiantigiana: la strada curva a destra, breve rettilineo che devia leggermente a sinistra, ormai andiamo veloci e spostare la moto in piega è faticosamente pesante. C’è una nuova curva a destra da affrontare prima di essere sballottati in un sinistra destra in cui fa eco il suono della nostra risata che ci ha accompagnato in questo ascensore d’asfalto dove è possibile pogare con pieghe e contro pieghe.

Strada o panorama? Questo è il problema

Prima di arrivare a Greve la discesa che percorriamo ci lascia senza fiato: il panorama del Chianti si rinnova nel suo splendore e la visuale dall’alto ci permette di abbracciare  la vista dei colli ricoperti di vigne e natura. La strada copia la dolcezza di queste colline, le svolte non sono mai brusche o spigolose ma tendono sempre a conservare una propria rotondità. Superato l’abitato di Greve, il pezzo di asfalto che collega quest’ultima con Panzano in Chianti è puro spasso. La carreggiata è ampia, curvoni veloci si alternano a lunghi rettilinei in cui il motore mantiene a stento la propria eccitazione e la ciclistica della moto si esalta nelle prolungate pieghe in cui si sta a lungo inclinati a velocità sostenuta.

In questo tratto non c’è posto per pitturare nella mente paesaggi rurali che il panorama ci offre: la campagna vuole farsi ammirare in tutto il suo splendore, ma la strada ha un richiamo più magnetico e attraente. Le curve sono pura adrenalina, il cuore palpita eccitazione, le ruote girano veloci mentre affrontiamo un curvone sulla destra che si specchia su se stesso come un tornante. Saliamo di giri e di quota, ecco una lunga e ampia svolta a sinistra, troppo larga per essere un vero tornante, troppo angolata per essere solo una curva. Sulla vetta della nostra scalata ci aspetta Panzano per asciugarci il sudore sulla fronte che scorre dopo una prova così coinvolgente.

La strada che si fa terzina dantesca

Il tracciato verso Siena non è ancora finito, la strada passa attraverso vigne e boschi, scendendo e risalendo come un elettrocardiogramma la cui lettura è univoca e indiscutibile: il cuore del biker è follemente innamorato di queste curve. Il tratto che collega Santa Maria a Grignano a Pietrafitta è poesia scritta sull’asfalto. La strada è in salita e le curve si succedono una dopo l’altra come una terzina dantesca. La prima curva rima con la terza, la seconda con la quarta, la quinta curva è diversa, rinnova la terzina, mentre la sesta curva richiama la quarta mentre la settima ormai rima con la quinta. Siete in confusione? Allora l’effetto è quello voluto, con continui cambi di direzione, destra sinistra, in cui le curve si susseguono senza sosta, in pendenza, simili ma non troppo, diverse ma somiglianti, obbligando il biker a muoversi sulla sella e ad adottare una guida energica per far scendere veloce in piega la moto senza perdere velocità.

Castellina in Chianti ci aspetta col suo Gallo Nero, una grossa riproduzione di dimensioni mastodontiche del simbolo che rappresenta il Consorzio del Chianti Classico, e con lei il capannello di motociclisti che si forma ai suoi piedi per riposarsi o vantarsi della propria guida.

Fine? No, si rinizia!

Fonterutoli, San Leonino e Quercegrossa sono gli ultimi borghi che impreziosiscono la Chiantigiana prima che la strada giunga fino a Siena. Il panorama è più ampio e le colline sono meno racchiuse, l’intimità della SS222 adesso abbraccia l’incontro con la città, il biker è divertito e rilassato, commosso e malinconico. Non resta che girare la moto e ripercorrere di nuovo la Chiantigiana, per gustare di nuovo il sapore di un vino che più invecchia e più migliora.

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